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Contro la violenza e per la democrazia

In Cina, un Paese a forte tendenza autoritaria e repressiva, che tuttavia s’avvia verso un primato mondiale di sviluppo economico senza precedenti, si assiste ad una delle più brutali repressioni con la quale si apre questo nuovo secolo.
Monaci inermi, armati solo delle loro idee e della fede incrollabile nella libertà del popolo tibetano, sono brutalmente aggrediti.
Finanche nel giorno nel quale la fiaccola della fratellanza fra i popoli di tutta la terra intraprende il suo percorso di pace e di libertà la Cina si manifesta con il volto della repressione liberticida.
I Socialisti nel corso della loro lunga storia hanno subìto la repressione e combattuto la violenza e comunque si siano manifestate: sono, perciò, oggi a fianco dei monaci tibetani e del popolo pacifico di quella terra lontana, come ieri furono a fianco degli insorti del Cile, dell’Ungheria, della Cecoslovacchia, come sono stati sempre a fianco del popolo palestinese, sempre e comunque delle popolazioni oppresse, impedite d’esercitare i fondamentali diritti di libertà.
Se non stupisce che il Partito del Cavaliere e dei suoi accoliti che è riuscito a reclutare chi tuttora di dichiara nostalgico del fascismo, non abbia detto una sola parola sorprende, invece, che dal Partito Democratico e dal suo leader in giro per l’Italia, impegnato a promettere tutto e a tutti, non si sia levata alta e forte la voce di protesta, forse di minaccia per i giochi olimpici, come forse sarebbe opportuno e come ha invece fatto il presidente Sarkozy: un uomo di destra, a capo di una Nazione che al di sopra delle sue divisioni ha sempre saputo opporre la tolleranza e la difesa dei diritti individuali, anche di uomini che sono stati perseguitati per ragioni politiche.
Non sarà male se in questa campagna elettorale, accanto a quelli più propriamente nazionali e della politica cittadina, si riuscirà a dedicare attenzione al grande tema delle libertà ad ogni latitudine della terra ed a combattere l’idea che la violenza possa essere usato come strumento di lotta politica.
Con la quale la nostra città, storicamente, ha avuto tristemente a che fare.
Sarebbe un bel contributo al “sogno” che anche dalle nostre parti si possono superare le divisioni.

Gianvito Mastroleo