Archivio per Aprile, 2008

Il Sindaco è fatto. Ora si (ri)faccia la Sinistra!

Giuseppe Lovascio, con la più alta percentuale rispetto a tutti i Sindaci eletti al secondo turno in provincia di Bari, è Sindaco di Conversano.
Ovviamente, tanti auguri per il suo lavoro: giacchè di auguri ha davvero tanto bisogno.
La percentuale del 62% di Lovascio più che la cronaca ora deve stimolare tutti alla riflessione sulle cause: la botta della sinistra conversanese, per la prima volta nella sua storia, è stata davvero dura!
Occorre vedere come stanno davvero le cose, giacchè non stanno come pretenderebbe Bonasora: secondo il quale i socialisti “si sentano responsabili di non aver indicato la rotta ai loro elettori in questo ballottaggio” (Gazzetta del Mezzogiorno di oggi 29 aprile), mentre lui, evidentemente, riterrebbe di aver fatto tutto quanto doveva e poteva per favorire se non l’alleanza, quanto meno i rapporti politici!
Non ci faremo mai trascinare nelle polemiche personali, anche se non si può fare a meno di segnalare che nell’incontro che avuto con lui un’ora prima dell’assemblea di giovedì 24 aprile, con un testimone del tutto attendibile, la leale dichiarazione che “nessuno poteva chiedere ai socialisti di votare per lui” e che “il massimo che i socialisti potevano concedere”, come è stato responsabilmente fatto, era di “non indicare di votare per Lovascio “ fu accolta, se non addirittura gradita.
Questo è accaduto, e questo è stato fatto.
I socialisti, perciò, hanno le carte in regola, diversamente da altri che non da oggi sono alla perenne ricerca di un avversario contro cui combattere.
E potrebbero parlare finanche le cifre.
Nonostante la partecipazione dei votanti al secondo turno sia calata dal 79,26% al 69,05% i voti di Bonarosa passano da 5.537 ((32,06%) del primo a 5.689 (37,60%) del secondo turno: perché escludere che quei cinque punti in più corrispondano pressocchè a quel 6,41% dei socialisti?
Ma servirebbe a poco, quasi come a “lavar di testa all’asino, dove si perde acqua e sapone”!
E’ stato scritto in altra parte di questo  sito che la sconfitta, invece, riguarda tutta la sinistra, compresi i pur incolpevoli socialisti.
La quale, perciò, tutt’assieme deve farsene carico, per ripartire più che per recriminare.
Anche se è venuto venuto il tempo che qualcuno faccia esami e tragga le conseguenze: nessuno più potendosene sottrarre, come è accaduto per troppo tempo.
E’ capitato per caso (si fa per dire!) di andare a rileggere il piccolo saggio scritto proprio in questi stessi giorni del 2003, pubblicato e presentanto da FAX nel giugno 2003 nel Chiostro di San Benedetto: all’indomani di un’altra sconfitta della sinistra, quella che diede avvio al quinquennio del Sindaco Judice, e sulla quale non si è discusso affatto, dove si trovano pensieri attuali oggi ancor più di ieri:
[…] La coalizione dovrebbe assegnare alle diversità di posizioni il valore di risorsa ed è consapevole che si può convivere solo se viene meno la cultura del sospetto, superando la visione dei massimalisti, portati pregiudizialmente a diffidare della componente cosiddetta riformista, a torto indicata come moderata. I riformisti sanno che massimalismo e radicalità si battono con la competenza ed il dialogo quotidiano; riconoscono che i partiti, all’interno dei quali si organizza la politica, sono la principale sede della rappresentanza democratica e che quello che è altrove, nelle piazze, nei movimenti, nella società civile, nel sindacati, non è più democratico della politica anche se può, se deve aiutarla. I riformisti sono convinti della necessità di allargare l’area potenziale del consenso proponendosi come interpreti di un’affidabile e solida cultura governo, capace di assicurare efficienza e stabilità. […]
Ai socialisti nell’ultimo anno, ma alla vigilia della campagna elettorale ingenerosamente, si è chiesto di fare esami, ma solo come pretesto per escluderli.
Forse ora tocca ai socialisti (davvero non dice nulla a nessuno la lettura della lista del PD?) a chiedere ad altri di farli, ma al fine inverso: per includere tutti verso un nuovo percorso.
Occore prendere atto definitivamente, infatti, che le divisioni danneggiano la sinistra nel suo insieme.
La sinistra è stata sconfitta, e duramente, perché è andata divisa: chi ha generato o non ha rimarginato quelle divisioni dovrebbe avvertire il dovere primario di rendere conto e mettersi da parte.
Se in sede nazionale è molto più complicato per Veltroni, come pure qualcuno sta cercando, in sede locale dovrebbe essere diverso.
Lo esige non la voglia di rivincita ma la volontà di ripartire.
L’anno prossimo di vota per le Europee e in Puglia per il Comune di Bari; fra due anni si vota per la Regione e la Provincia: altre due sconfitte sono annunciate se si andasse divisi in questo stesso modo.
Si pensa a Conversano di assistere ancora una volta all’insulto che alle manifestazioni per il candidato presidente della Regione o della Provincia della sinistra divisa, dove ciascuno andrebbe sul palco per conto proprio, come è accaduto nel 2005?
Sarebbe, appunto, un insulto: tutta la sinistra, dunque, si faccia carico di rigenerare la propria classe dirigente e se l’avvio dell’unità (anche nella diversità di ciascuno) richiedesse il sacrificio di qualche persona non si abbia remora a farlo.
Ci guadagnerebbero tutti, ne beneficerebbe la sinistra, anche quella che per un perverso meccanismo elettorale è diventata extraparlamentare: se ancora ci crediamo.

Gianvito Mastroleo

PS: Sento dire di una Conferenza stampa del PD di ieri e di valutazioni finanche sull’età … delle persone! Potrei rievocare la classificazione degli “uomini” passata alla storia  che fece Sciascia, ma me ne astengo: preferendo rinviare, invece, il segretario del PD e Vito Bonasora all’editoriale del Direttore  “Riformista” di ieri, scritto non da un inguaribile  socialista ma dall’ex senatore del PD Antonio Polito (tuttora convinto della validità di quel progetto) per analizzare la sconfitta di Rutelli al Comune di Roma, applicabile specularmente alla situazione di Conversano, cambiando solo un nome. 

I Socialisti e il dovere di porgere l’altra guancia

I socialisti sono laici ma non “tondi”: perciò, avendo già dato, hanno non poche difficoltà a porgere ancora l’altra guancia.

Il ragionamento fatto in casa PD a Conversano è che una parte dei voti socialisti, comunque andrebbe al loro candidato sindaco, in quanto esponente di sinistra.

Ho scritto, e cerco di dimostrare, che non è un ragionamento ma una farneticazione, utile solo per tentare di giustificare una decisione dettata dalla convenienza delle persone che poco ha a che fare con politica.

Provo a mettre in fila gli argomenti.

Non si può non partire dallo schiaffo ricevuto dai socialisti di Conversano i quali, dopo aver registrato la convergenza del PD locale su un documento che sanciva la coalizione di centro sinistra, si vedono ritirare quella firma perché, altrimenti, “contro chi facciamo la campagna elettorale?”.

I socialisti anzicchè reagire, come avrebbe fatto qualsiasi cittadino della strada leggendo la composizione delle liste, si armano di pazienza e pur avendo altre strade da percorrere, per loro coerenza politica decidono di correre da soli con la propria lista, assicurando alla campagna elettorale un prolilo così alto da impedire che questa fosse stata fatta da tutti contro tutti.

E tracciano un progetto politico che è stato unanimemente apprezzato.

Ciò nonostante pagano un prezzo ingiusto per cui, pur avendo conseguito la loro lista un numero di voti superiore a quello di altre, con ogni probabilità resteranno fuori dal Consiglio Comunale in omaggio alla bizarria dei calcoli aritmetici, più che per volontà degli elettori.

I socialisti, dunque, prendono una seconda sberla sonora solo per tener fede alla coerenza, faticosamente raggiunta, per restare uniti e nella sinistra non avendo esitato a pagare, come previsto, qualche prezzo.

Il PD ed il suo candidato Sindaco, costretti a “prendere atto” della posizione dei socialisti nelle tre uniche occasioni di confronto pubblico organizzato con gran merito dai giornalisti, si sbracciano (ma si limitano a questo) nell’ “essere d’accordo”.

Quando si tratta, infatti, si passare dalle parole ai fatti, forse anche di concorrere a riparare all’altrui danno e di dimostrare la volontà di chiudere un passato di lacerazioni anche profonde nella sinistra, in pratica facendo quello che i socialisti avevano fatto meno di un mese prima, insorgono gli alchimisti nostrani che cacciano di tasca un taccuino e fanno di conto.

Nell’assoluta indifferenza dei dirigenti politici provinciali e regionali i quali, pur essendosi dichiarati d’accordo con quelli socialisti, preferiscono restare a casa o più comodamente godersi altre feste: innanzitutto quella di Bitonto, poi quella di Gallipoli, ma anche quelle di Terlizzi e di Gioia, dove invece si raggiungono l’ apparentamento (addirittura con l’UDC!) o accordi politici.

Ma si sa, da quelle parti ci sono “dirigenti politici”: da Gero Grassi a Nichi Vendola per Terlizzi, Povia a Gioia, la scuola di D’alema e di Buttiglione a Gallipoli, Procacci e Rossiello a Bitonto, mentre a noi resta poco!

In queste condizioni vediamo se può reggere la tesi che una metà dei voti socialisti comunque voterebbe a sinistra.

E soprattutto se un socialista che non votasse per Bonasora violerebbe la fedeltà ai suoi principi o se siano altri che continuano a violare le regole dell’appartenenza a sinistra.

Ho sempre sostenuto che il “bonasorismo” (la categoria politica che si è sviluppata dalle nostre parti a partire dal 1994) non è di sinistra: del resto la comune formazione culturale, che ovviamente rispetto, è ben altra.

Molto ego-ipsismo, al massimo un pò di familismo, una certa arroganza nei modi, molto populismo.

Un melting pot che ha poco a che fare con la cultura di sinistra, che è prima di ogni altro solidarietà: e se a sinistra non si ha solidarietà non si è di sinistra.

Solidarietà, che sarebbe puro egoismo se a senso unico.

I socialisti sanno bene che nel variegato mondo che ruota intorno al PD c’è chi non la pensa affatto nello stesso modo, come è emerso sia pubblicamente che in alcuni colloqui privati: con questi compagni occorrerà costruire un percorso diverso, anche perché ci potrebbe essere convergenza su un’idea diversa della Politica e che potrebbero essere abbandonate per sempre le “convenienze”.

Solo questo richiede il momento assai grave che attraversa la sinistra italiana: tutta la sinistra, quella storica ormai extraparlamentare, ma anche quella che si ritrova (per alcuni con difficoltà) nel PD.

Cosa della quale non pare essersi accorto Rino Ranieri, il segretario del PD, quando dal palco ha ripetuto un concetto superato ed ha definito “nefasto” un comportamento politico che, invece, sarebbe stato “non solo ultile ma necessario”.

Ed allora, torna la domanda: sarebbero nel giusto i socialisti se per la terza volta porgessero l’altra guancia?

Ieri sera (giovedì 24 aprile) si è svolta l’Assemblea alla quale hanno partecipato il segretario provinciale Laroccia e Carlo Pinto della segreteria regionale, ed anche Rino Ranieri, il segretario del PD di Conversano, il quale prendendo la parola si è limitato – non senza evidente imbarazzo – a dare solo alcune giustificazioni.

La discussione è stata molto franca e, sia pure con accentuazioni diverse, la posizione unanime:

v nessuno può chiedere oggi ai socialisti di votare per Bonasora

v i socialisti autonomamente confermano la difficoltà politica di votare, più che per Lovascio come persona, per il “berlusconismo” che con crescente chiarezza connota la sua coalizione: nonostante qualche bella figura di giovane che (mi viene riferito) ha testimoniato in queste sere di avere in testa buone idee.

Naturalmente Vito Bonasora conosce bene questa posizione per averla appresa un pò prima dell’Assemblea in una conversazione privata molto franca e, spero, definitivamente chiarificatrice anche per il futuro.

Gianvito Mastroleo

Articolo per il Corriere del Mezzogiorno

Non è facile riprendere a tormentare la tastiera del PC su una questione sulla quale tuttavia non si può evitare di parlare: la questione socialista, non meno importante di quella della sinistra arcobaleno, ma della quale non si parla perché fa più vergogna. Andrea Costa, primo socialista, entra in Parlamento nel 1892; la sinistra siddetta radicale ci arriva solo negli anni novanta. Ai socialisti viene rimproverato di non aver accettato ciò che era andato bene a Di Pietro. Oggi si scopre che questi non scioglie il partito né fa gruppo unico, come si era saputo: di fronte ad un voltafaccia francamente si fa fatica a pensare come Veltroni potrà giustificare il suo NO a quei socialisti, oggi responsabilili solo della loro lealtà. Poco conta se fu patto già scritto con Di Pietro, e dunque pura spregiudicatezza politica, o imperdonabile improvvisazione: in entrambi i casi Veltroni deve dar conto alla Storia. Per non parlare della Puglia e dei non pochi casi di mancato o rinnegato accordo tra PD e PS.
I socialisti si trovano oggi con le dimissioni del segretario Boselli e con la convocazione di un Congresso nazionale per i primi di giugno. La questione, forse, è un po’ più complessa. Intanto sarebbe giusto che imitasse il gesto di Boselli il gruppo dirigente anche locale, come segnale essenziale che nessuno possa pensare di celebrare un altro Congresso all’insegna della mera auto-conservazione. E’ vero, ormai tutta la politica ha smesso di fare esami e chiedere conto delle ripetute sconfitte e tutti restano al loro posto: ma per i socialisti le sconfitte sono state lente, inesorabili e progressive dissipando, per richiamare un bel titolo di Lorena Saracino, addirittura il patrimonio residuo alle elezioni del dopo tangentopoli. Al punto che del mito della Puglia socialista resta il ricordo, se è vero che il 14 aprile la Provincia di Bari non va oltre l’1,2 per cento, Bari città, quella del 31 per cento del 1981, è sotto l’1 per cento, mentre va solo un po’ meglio per le altre Province. Per non dire del pericolo ventilato, neppure velatamente, da Alberto Tedesco, che quella piccola dote di voti socialisti che si porta appresso potrebbe prendere altre strade.
Più che dimissioni o congresso e cioè passaggi organizzativi, dunque, il tema investe un livello di discussione più alto: la permanenza, i confini, l’interesse della questione socialista nel corpo sociale, che si sposta con le politiche più che con le figurine. La questione socialista infatti c’è ancora, e nel PD è appena aperta: a Torino venerdì sera si è svolto un Convegno, con vecchi socialisti ed esponenti dalemiani di peso, sul tema “Questione socialista e PD”, con l’intento dichiarato di costituire la corrente socialista. Quello che senza fortuna, o per lo meno senza seguito, alcuni si erano ripromessi di fare a Bari. Chi se ne sta occupando, e con un orizzonte nazionale, analizzando il voto riflette che parte dei cattolici del PD avrebbe votato Casini o adirittura il PDL, parte della sinistra socialista e radicale il PD e quindi prima o poi dovrebbero cadere le pregiudiziali che hanno impedito a quel partito d’assumere i connotati del Partito del Socialismo europeo: anche se resterebbe in piedi tutt’intera la questione, non a torto cara a Formica, della revisione mancata. L’ipotesi potrebbe essere valutata, non escludendone altre: innanzitutto quella di mettere assieme la cultura socialista di governo, alla quale potrebbero finalmente approdare esponenti e militanti in genere di sinistra, non all’interno di un recinto solo identitario e organizzativo ma attorno ad un programma e a idee che, tuttavia, non possono più essere solo quelle legate alla laicità ed alla scuola pubblica, che da soli non bastano più.
In Puglia, mentre non affiora o non è chiaramente percepito dai cittadini il governo delle riforme, con una percentuale di voti neppure insignificante s’affaccia il Movimento siculo padano per le Autonomie, i cui temi semplici, ma assai simiglianti a quelli leghisti, attraggono lo scontento, che è tanto.
I socialisti, dunque, e la sinistra fuori dal parlamento, potrebbero ritrovarsi innanzitutto attorno ad alcune idee: per esempio la precarietà, facendo diventare proposta comune la flex-security, con una battaglia riformista che entri nel corpo vivo della società. Il cammino, del resto, che aveva intrapreso la Costituente di luglio, incautamente abbandonato, per istinto di quell’autoconservazione sempre in agguato.

Gianvito Mastroleo

 

 

 

 

Commenti a Per ora, solo il giornale di bordo

Che fare ora?

Quando ancora c’è incertezza sull’assegnazione dei seggi, a fronte del vero e proprio disastro nazionale dei Socialisti tutti mi dicono che quello ottenuto a Conversano è un buon risultato. Non nascondo che i consensi che mi erano stati manifestati nei miei incontri facevano sperare in qualcosa in più, ma sono contento per la pressocchè totale identificazione tra voto alla persona e voto alla lista: dunque, si può dire che il sette per cento degli elettori ha votato perché socialista e non è poco.

C’era stato alla vigilia del voto un grande mormorio sul voto disgiunto a mio favore che non c’è stato: anzi i dati di un paio di sezioni bene individuate segnalano che ho subito il voto disgiunto a favore di Gentile.

La tesi del “voto utile si è fatta sentire anche dalle nostre parti.

Francamente faccio fatica a pensare come Veltroni potrà giustificare non solo il suo NO ai socialisti ma anche il voltafaccia di Di Pietro che non scioglie il partito né forma un unico gruppo parlamentare, come si era saputo.

Delle due l’una: o un patto già scritto ed è pura delinquenzialità politica, o imperdonabile improvvisazione: In entrambi i casi Veltroni deve dar conto al suo partito ma soprattutto ai socialisti e all’intera sinistra.

L’attribuzione del seggio ai socialisti è ancora sub iudice (non il sindaco, per fortuna!): so per certo che non è per nulla scontato che il seggio non ci sia.

Come sempre quando si deve scegliere un’interpretazione della legge si preferisce quella più facile o quella più comoda: staremo a vedere.

Se i socialisti non entrassero in Consiglio comunale sarebbe pr la prima volta dal 1946: insomma quello che è accaduto in Parlamento.

E sempre per responsabilità, naturalmente, del PD: giacchè se si fosse fatta la coalizione a sinistra sarebbe bastato anche un numero inferiore ai voti conseguiti.

C’è troppo egoismo e personalismo in giro, debbo dire in paticolare a sinistra; c’è un po’ di antisocialismo di troppo soprattutto da parte di chi verso i socialisti avrebbe più d’un motivo di riconoscenza!

Il problema è che fare al ballottaggio?

Considero la scelta solo di natura politica: sono nenniano solo in parte, nel senso che penso che non si debba fare la politica con i “risentimenti”, anche se personalmente (forse sbagliando) non riesco a farla senza i “sentimenti”.

La soluzione politicamente più giusta sarebbe che il centro sinistra offrisse ai socialisti l’ “apparentamento”: capisco che sarebbe un sacrificio significativo ma se si avesse la forza di guardare in prospettiva non sarebbe solo giusto, ma doveroso.

Sta di fatto che ad oggi Bonasora non si è fatto vivo: non l’ha fatto durante la campagna elettorale, sottraendosi alla risposta politica che gli avevo chiesto e non l’ha fatto ancora oggi.

E’ impensabile che siano i socialisti a cercarlo.

Rispetto a Bonasora ho una diversa concezione della politica: lui la considera incentrata sulla sua persona, io la considero come azione condivisa, anche se mi batto fino in fondo per far valere le mie opinioni.

Visti i suoi atti e le ripetute dichiarazioni mi interrogo se davvero voglia vincere le elezioni o non preferisca, dal più comodo scanno di consigliere regionale, fare il “veltronino” (come molti craxiani facevano i craxini), dimenticando tutavia che le fotocopie non sono mai come l’originale

Giuseppe Lovascio è persona per bene ma oggi è espressione del berlusconismo: il sentimento prevalente nel mio partito è che tra destra e socialisti non possa esserci contaminazione quando si trastta di fare scelte politiche.

Qualcuno mi ha fatto giungere l’invito a non fare l’ ”ortodosso perché da quella parte (e cioè e destra) ci sarebbero molti socialisti.

Sarebbe ora, finalmente, di smettere con gli equivoci, da quella parte ci sono molti “ex socialisti”, “compagni che sbagliano” (così i comunisti definivano i movimenti), e prevalentemente smemorati: li rispetto ma nulla di più.

Vedremo, dunque, quello che accadrà nelle prossime ore e ne darò conto scrupolosamente..

Gianvito Mastroleo

P.S. Ogni volta che “apro” il sito web mi accorgo che le visite aumentano di giorno in giono, anche in questi in cui la curiosità da risultato elettorale è calata di molto.Considero ciò un buon segno, l’incoraggiamento a non “chiuderlo”: piuttosto chiederò a chi sa farlo di cancellare presto le “insegne” elettorali, per far diventare quelle pagine una sede di dibattito, visto che ce n’è assai poco in giro!

Ad urne chiuse

Le urne ormai sono chiuse e contano i numeri.

A livello nazionale la tendenza ingannevolmente bipartitica ha favorito Berlusconi che conquista una maggioranza consistente nei due rami del Parlamento: una profonda modifica istituzionale a Costituzione invariata.

Temo che, di fatto, si stia andando verso una democrazia di tipo presidenziale con un Parlamento debole (anche per la scomparsa delle minoranze illuminate) ed un Governo forte: non so con quanto vantaggio per la Democrazia, se ciò avviene senza modificare la Costituzione che stabilisce i contrappesi.

Walter Veltroni, con il suo contributo essenziale all’espulsione della sinistra dal Parlamento, di fatto ha agevolato questo processo.

Da oggi la sinistra cosiddetta radicale ed i socialisti diventano una minoranza extraparlamentare e saranno costretti ad affidare le loro istanze alla “piazza”, attesa l’accertata impossibilità del PD di rappresentarle.

Quanto a Conversano il discorso richiede qualche considerazione in più.

Vito Bonasora, certo di vincere al primo turno, non ce l’ha fatta: non si spiegano diversamente, infatti, alcune scelte fatte nel corso della campagna elettorale. Gli sono state chieste risposte politiche che non sono venute: i fatti si sono incaricati, tuttavia, di dimostrare attendibili quelle domande.

Giuseppe Lovascio che per sua stessa ammissione si andava preparando da qualche anno per quest’appuntamento ha conseguito un risultato di tutto rispetto; soprattutto per merito di tanti giovani, carichi d’entusiasmo che abbiamo tutti visto sul suo palco e in giro per la Città.

Pasquale Gentile più con la sua coalizione che come persona non ha conseguito un risultato brillante: se è vero, come mi si dice, che non entreranno in Consiglio Comunale quelle figure influenti che hanno pesato non poco nella genesi della sua candidatura, come “matricola” della politica a capo di una coalizione di non “neofiti”.

Il Partito Socialista con i circa 1100 voti e con la mia candidatura “di servizio” esce da questa campagna elettorale a testa alta: e per varie ragioni.

Considero un risultato politicamente molto rilevante l’identificazione pressocchè totale dei voti al candidato Sindaco con i voti di lista: segno che hanno votato per noi coloro che hanno considerato assieme e con interesse il simbolo Socialista e chi lo ha incarnato sulla scheda.

E nella condizione di un partito ridotto a livello nazionale all’uno per cento, il sette per cento al Comune ed il due e mezzo alla Camera e al Senato è un buon risultato.

Di più: alla vigilia delle elezioni l’accordo sottoscritto tra il Partito ed il PD fu rinnegato con la motivazione che con quell’intesa per il Cantiere del futuro veniva meno ogni possibilità di polemizzare con i socialisti a causa del suo rapporto con la Giunta Iudice e la fermezza sicchè si pretendeva di interferire nell’autonomia del Partito nella scelta dei suoi Candidati.

Abbiamo presentato candidati che noi abbiano liberamente scelto, e nessuno si è permesso di proferire una sola parola contro i socialisti, i quali dunque escono dalla competizione a testa alta.

Ci è stata unanimemente riconosciuta (salvo da chi non c’è stato) l’autorevolezza che abbiamo imposto alla dialettica elettorale: attraverso la stampa, nei dibattiti–confronto e nella piazza.

Credo di poter dire che la “linea” della campagna elettorale è stata dettata da noi, avendo impedito che si fosse scivolati nelle accuse reciproche e nelle contumelie, come pure sarebbe stato possibile.

E se non fosse stato per l’intemperanza di un candidato della lista del PD, un “vecchio” travestito da giovane socialista, con qualche furberia di troppo, che ha contestato i “vecchi” socialisti, non avendo capito un bel nulla di quello che gli accadeva attorno, e per uno strascico di polemiche delle ultime ore dell’ultima sera, il dibattito elettorale è stato sempre di alto profilo.

E questo non è stato poco.

I socialisti per bocca del loro segretario Gaetano Filipponio, che ancora ringrazio come ho già fatto in privato, hanno affermato che presentavano il loro candidato come una garanzia per la Città e, coerentemente con quello che ci eravamo detti (con la solita assenza di alcuni) nel chiuso della sezione, hanno invitato il loro candidato a presentarsi in mare aperto e con ampia libertà di manovra: così invece non è stato perché, se è vero che ho inviato SMS per invitare ai “miei” comizi (e di chi se nò, di quei due o tre latitanti?), ho invece fatto di tutto per parlare sempre e comunque del Partito Socialista.

Come ho fatto aprendo e chiudendo la campagna elettorale davanti alla gente di un Socialismo che per me non è, come è stato affermato con non poca volgarità, il Viagra: che non conosco, perché lo considero merce per deviati mentali.

Si sa, anche nelle circostanze più belle c’è chi riesce a guastare la festa.

E lo ha fatto non inconsapevolmente, come è capitato a chi, dichiaratosi socialista fino all’altro ieri, ha invece girato la città per raccogliere voti per candidati di altre liste.

Sanno tutti, ormai, che qualcuno voleva trascinare il Partito in un’avventura poco dignitosa e senza uscita, ritenendo quello l’unico paracadute possibile per un partito che non aveva dato il meglio di sé quanto a coerenza politica.

Abbiamo impedito questo con tutte le nostre forze ed i risultati elettorali, i nostri e quelli della coalizione Gentile con l’insuccesso di alcuni predestinati, segnalano che avevamo ragione.

Ci hanno seguito alcuni giovani, certo non tutti i giovani della città, ma alcuni che spontaneamente dopo le nostre riunioni mi hanno chiesto di aderire e di “militare”: è quello che consentiremo loro già da domani.

Non mi importano le polemiche, specie se frutto della delusione anche personale di chi, conoscendo poco del “cuore” e della storia socialista, aveva immaginato di sostituire un “gruppo dirigente” con un “gruppo di potere”.

Mentre scrivo questa nota non so ancora se saremo presenti in Consiglio Comunale.

Comunque vada daremo una motivazione a tutti per lavorare e per riprendere, il lavoro politico, forse con non poca delusione di chi aveva preteso di cancellarmi a botta di anatemi verbali o d’improbabili comunicati stampa.

Decideremo tutti assieme quello che faremo in questi dieci giorni che ci separano dal ballottaggio: e lo faremo tenendo ben presenti i punti di questa campagna elettorale che ci hanno dato ragione:

alta la dignità politica, rigorosa la nostra coerenza, fermo il proposito di unire la città.

Rivolgo un ringraziamento sentito, molto sentito innanzitutto al Partito, ai venti candidati della lista che lo hanno rappresentato con dignità ed in particolare ai giovani che hanno raccolto l’invito ad esserci: Ciccio Magistà, Rossandra Bondesan, Francesco Simone; e poi a tutti quelli che hanno condotto assieme a me questa campagna elettorale, dando personale, particolare merito a Rocco,Filippo e Maria Giovanna, Vincenzo e Dino, a tutti gli altri, e stringendo in un forte, paterno abbraccio (per la gioia di Linus ….. lo stupido!) Pamela e Cristiano due fra quei “ragazzi” che hanno “creduto” e ci sono stati.

Ringrazio anche quei compagni che avrebbero dovuto esserci e non ci sono stati, e quelli che avrebbero potuto “esserci di più”.

Concludendo desidero dare conto che il nostro sito web è stato visitato molto, davvero molto: assai di più del consenso che abbiamo ricevuto in termini di voti.

Il sito ha ospitato non solo miei monologhi ma un bel dibattito, franco e aperto; c’è stato qualche anonimo, qualche stupidità vestita d’improbabile ironia, alcuni consensi significativi.

Il sito, depurato della comunicazione elettorale, continuerà: per dare conto di quello che accadrà ma soprattutto per tentare di dare un contributo non solo all’informazione ma anche alla formazione politica, e per questo si affiderà al libero contributo di tutti, più che alle paternalistiche lezioni di pochi.

Il 16 aprile 2008

Gianvito Mastroleo

Appello finale al voto

Il poco tempo che ho avuto per la campagna elettorale ha confermato l’intuizione del mio Partito, che ancora ringrazio, di presentarmi non come candidato chiuso nell’orizzonte della propria lista ma in grado di porsi come garanzia per l’intera Città.

L’ho accertato sul campo dall’abbraccio tenero e affettuoso ricevuto dal numero davvero grande di cittadini che ho incontrato di persona, per telefono o via internet; dai tanti che, memori, mi hanno spontaneamente cercato.

Ho avviato un rapporto fecondo con i giovani, vera speranza del futuro, che hanno vissuto la partecipazione alla competizione solo come premessa per essere aiutati a diventare presto classe dirigente: recependo il duplice messaggio per unire la città e per riportare in evidenza, così uniti, i valori alti della politica intesa come impegno, rigore e responsabilità.

Il confronto è stato molto civile, credo, anche per merito nostro.

Mi sarei aspettato risposte a domande poste ai candidati sindaci, alla sinistra e a tutte le forze politiche: alcune non le ho ricevute, altre non sono state soddisfacenti.

Nelle prossime ore, nei prossimi giorni, nella mia permanenza nel Consiglio Comunale, da Sindaco o con qualunque ruolo, continuerò a battermi per averle: non per l’effimera soddisfazione dell’ “avevo detto”, ma per proseguire nell’impegno a concorrere nell’unità ad assicurare il futuro al quale la Città ha diritto per la sua grande storia, soprattutto per il prezioso giacimento di risorse umane e di idealità giovanili di cui dispone oggi.

Il mio appello finale, dunque, è innanzitutto di andare a votare esercitando il fondamentale diritto di partecipazione alla vita democratica del paese.

E poi di non credere che ci siano voti utili e voti inutili: ogni voto liberamente espresso è non solo utile ma necessario. E se l’ordinamento consente di poter votare separatamente il candidato presente in ciascuna lista ed il candidato sindaco è segno che questo chiede la democrazia.

Se sarò gratificato dal voto, che espressamente chiedo, prendo impegno formale con la Città che da Sindaco o da ultimo dei Consiglieri comunali nei prossimi cinque anni sarò al suo servizio.

Come mi capita, ormai, da circa cinquant’anni.

Gianvito Mastroleo

Un’occasione sprecata

 

Per i giovani il mio rispetto è davvero grande, e pertanto avevo dichiarato che l’invito più gradito fra quelli rivolti ai Candidati Sindaci era quello che mi è pervenuto dai giovani di Civica Città.

E lo confermo, nonostante la mia valutazione sull’incontro: un’occasione perduta, nonostante l’assist che avevo offerto loro in apertura, richiamando la guasconata berlusconiana sul Presidente della Repubblica.

Insomma, trovandomi in un ambiente di sinistra senza se e senza ma mi sarei aspettato che si fosse detto qualcosa di sinistra.

Ed invece ho registrato che il taglio era nettamente inquisitorio, e per tutti: per Bonasora cui è stato contestato di aver redatto un programma senza conoscere cifre e dati, con Gentile verso il quale è stato riesumato un pettegolezzo fuori campo che poco aveva a che fare con il tema, con Lovascio relegato nello spazio, come nelle migliori abitudini di chi concepisce la politica come delegittimazione dell’avversario.

E con me, riesumando il giustizialismo, il cui termine non viene da “giustizia” (mi permetto di ricordare) ma da quel Saint Just, famigerato e giovanissimo Ministro della Giustizia del periodo del Terrore della Rivoluzione francese, che aveva mandato a morte decine di rivoluzionari veri eredi della cultura illuminista, a sua volta finito al patibolo.

Avevo dichiarato a Roberto Rotunno che mi aveva intervistato che non avevo nessun problema a parlare del mio passato e della vicenda giudiziaria che mi vide coinvolto: ma non in campagna elettorale, perché l’argomento ha ormai oggi una dimensione storiografica e come tale non ha motivo di ingresso nella competizione politica contemporanea.

Così non è stato, forse a conferma di quello che un agit prop di vecchia reminiscenza stalinista aveva sussurrato in piazza una diecina di giorni fa: ”….stiamo preparando un piatto a Mastroleo….”

Ho detto, e ripeto, che sono pronto a parlare di quella vicenda in qualunque sede purchè con intenti positivi, per concorrere a comprendere il delicato ed eterno problema dei rapporti tra politica e finanza: oggi ancor più attuale di ieri.

Se il piatto era quello mi dispiace dover dire ai “ragazzi” che stimo molto (e che nonostante tutto continuerò a stimare per il futuro) che è servito solo per sprecare un’occasione: parlare un po’ di più di quello che ciascuno di noi pensa per la Città e per la Politica e forse anche per dire, fra noi che ci dichiariamo autenticamente di sinistra, qualcosa di sinistra per la nostra Città e per il Paese.

Ma tant’è, non è la prima volta che, nonostante le migliori intenzioni, le rivoluzioni riescono a dare una mano alla conservazione, qualche volta alla restaurazione.

Auguro a Civica Città le migliori fortune.

A proposito della nomina della giunta

Sulla nomina della Giunta la penso come Walter Veltroni che ieri sera a Porta a Porta, a Vespa che gli domandava notizie sulla nomina dei futuri Ministri, ha dato una risposta politicamente corretta. In sintesi, la nomina dei Ministri come quella degli assessori è frutto delle alleanze e delle convergenze che si registrano nella società nel corso della competizione elettorale, che si chiude alle 14 di lunedì e non prima. Oggi è solo possibile indicare i criteri in base ai quali saranno indicati, ed ancora una volta quelli da me indicati nelle uscite pubbliche e sulla stampa coincidono con quelli che ieri sera sono stati espressi:

a) apertura alle giovani generazione per l’efficace saldatura fra giovani ed anziani

b) rispetto di tutte le culture e le esperienze politiche presenti nella città

c) rigoroso rispetto delle professionalità e delle competenze dei designati.

Il panorama culturale e professionale della Città offre grandi potenzialità in questa direzione: ci sono professionisti e docenti che questo compito l’hanno già assolto e si sono allontanati dalla politica con non poca delusione; ci sono consiglieri comunali che si sono cimentati e che per varie ragioni oggi sono fuori dalla competizione; fra i tanti giovani che ho già incontrato ce ne sono alcuni che potrebbero svolgere quella funzione; ci sono associazioni e movimenti che dovrebbero essere presenti nel governo della città; ci sono le culture politiche alle quali è necessario assegnare le responsabilità, in una logica di partecipazione più che di spartizione di potere.Anticipare come ha fatto Bonasora, pur con tutto il rispetto che alle persone che ha designato tutte di assoluta capacità, mi pare chiudersi nel proprio recinto e non tenere conto di quello che si muove, e con grande velocità, nella società cittadina. In questo senso rispetto l’opinione di chi riteneva che fosse necessario adempiere oggi a questo impegno, ma credo che le motivazioni che adduco riescano ad assorbire i dubbi.

Gianvito Mastroleo

La bufala dei sondaggi

In questi giorni, girando per la città,  si coglie a piene mani il sempre crescente consenso intorno alla candidatura di Gianvito Mastroleo, con ovvia preoccupazione dei concorrenti e improbabili reazioni delle macchine rispettive organizzative.Una di queste è la diffusione di presunti sondaggi con la pubblicazione di cifre e percentuali “fatte in casa”, di quelli che di regola si comprano a tanto a chilo.Niente di più che terrorismo psicologico, che rivela la debolezza di chi mette in giro notizie false.Insomma, in perfetto stile berlusconiano.Già i sondaggi fatti con criteri scientifici da istituti specializzati di solito sono al servizio di chi li commissiona e di chi li paga; si figuri quelli presunti che escono dalle segreterie degli stessi candidati, forse all’insaputa degli stessi candidati sindaci, la cui serietà dubitiamo possa prestarsi a questi espedienti.Insomma: sono una bufala e niente più.Per non parlare del voto utile dato a Mastroleo che, è vero è sostenuto da una sola lista.Ma basta girare la città, aver frequentato i faccia a faccia pubblici che si sono svolti nei giorni scorsi per rendersi conto che Mastroleo è circondato da un grandissimo affetto e da profonda stima della città, per la sua preparazione e per la sua cultura, da un grande affetto da parte dei giovani per la sua passione che suppliscono, e a piene mani, uno o più elenchi di candidati non di rado messi assieme per mere ragioni di opportunità…. per non dire d’altro.

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