Archivio per Marzo, 2008

Avrei un sogno: unire la città!

L’idea-forza del mio impegno in questa campagna elettorale – ma soprattutto per il dopo elezioni – di UNIRE LA CITTA’ ha interessato molti; e molti hanno chiesto un chiarimento soprattutto sulle divisioni che attraversano la città, politicamente e culturalmente.
Lo faccio volentieri per i frequentatori del sito internet, di solito poco propensi a bazzicare comizi, assemblee, occasioni di confronto pubblico fra i candidati: poche, purtroppo, non solo per l’avarizia del tempo, ma, credo, anche per la scarsa propensione dei più a farlo.

In verità il SOGNO che vorrei coltivare in questo quinquennio, certamente l’ultimo dell’esperienza di vita politica che spero di dedicare alla mia città, è non solo di
unirla ma anche di rigenerarla nella dignità della politica.
Nel coltivare questo sogno mi sorregge il pensiero di un leader della beat generation:
“Se esprimi un desiderio quando cade una stella; se guardi mentre cade una stella è perché guardi il cielo; se guardi il cielo è perché credi in qualche cosa”
Credo, infatti, che non ci si possa dedicare alla attività politica, cioè alla cura del bene comune, senza
SOGNARE DI POTER CAMBIARE.
Il contrario serve solo, e non sempre, ad assicurare a se stesso le condizioni per una carriera politica propria.

Questo non è il mio caso: non mi sono impegnato in questa campagna elettorale per proseguire una carriera politica, semmai solo per dare alla città il mio ultimo contributo, anche per riconoscenza della stima e affetto che la città mi assicura da sempre.

Appartengo alla generazione che si è accostata alla politica coltivando l’utopia socialista dell’uguaglianza che negli anni sessanta si manifestava con la lotta dei popoli di colore, perchè … gli uomini non si distinguono per il colore della loro pelle, ma perché un giorno ogni valle sia colmata, ogni monte o ogni colle siano abbassati, i luoghi tortuosi vengano resi piani, i luoghi curvi siano raddrizzati.
Il sogno che un uomo nero, Martin Luther King, racchiuse nel celebre discorso dell’estate del 1963, ma che non gli sarà perdonato giacchè solo un mese dopo sarà brutalmente assassinato.

La città è divisa culturalmente e socialmente, le generazioni non si saldano fra loro, c’è anzi chi (spero) involontariamente incide nella frattura generazionale; la città è divisa politicamente, addirittura fisicamente dalla ferrovia che genera grandi ingiustizie.

Il SOGNO in cui è possibile credere ancora oggi, guardando il cielo è unire la città: per questo sogno la sede Comunale può essere determinante.
Innanzitutto se il Sindaco per primo riesce a coltivare questo sogno; e poi se riesce a trasmetterlo a coloro cui tocca far funzionale gli strumenti di cui ciascuno dispone, a partire dal Consiglio Comunale,

Penso all’attività del Sindaco come colui che dopo le asperità contingenti della competizione elettorale sia impegnato non solo ad interpretare le aspirazioni di tutti ma soprattutto a superare le diversità, consentendo a tutti di poterle manifestare, ma esercitando il suo potere-dovere per fare la sintesi.
Penso al Consiglio comunale come palestra del confronto fra diversi, per superare le diversità e trovare le soluzioni più che la sede dove si vilipende la serietà della politica.
Insomma, a realizzare l’UNITA’ NELLA DIVERSITA’, per richiamare il non dimenticato aforisma di ALDO MORO.

Aspiro a ritrovarmi in un Consiglio Comunale che:
- su questioni strategiche per la Città si esprima all’unanimità
- si distingua tra maggioranza e minoranza solo sugli atti della amministrazione quotidiana
- registri sempre la coerenza politica e il disinteresse personale dei componenti.

Per questo obiettivo il ruolo del Sindaco è fondamentale, a condizione che lui per primo ci creda.

Negli ultimi anni la Città ha vissuto nella concezione berlusconiana della politica amico- nemico, del …..o sei con me o sei contro di me, e dunque …. se non sei con me non sei legittimato, che ha contagiato anche chi non si dichiara tale.

Ma aspiro anche a discutere pubblicamente e serenamente di queste idee, come non si riesce a fare perché anche le sedi della cultura sono influenzate negativamente dalla visione che chi la pensa diversamente vada delegittimato.
Né più e né meno di quello che fece Berlusconi all’indomani delle elezioni del 2006.

C’entra tutto questo con il governo della Città e con la buona amministrazione? Certo che sì.
Ogni buona amministrazione ha bisogno di quante più energie possibili per progettare in grande e per essere efficiente: le idee chiare del Sindaco che deve guidarla debbono essere sorrette dal massimo consenso e non dal disordine massimo creato dal dissenso.

Gianvito Mastroleo

Forum sulla democrazia

Lunedì 31 marzo alle ore 19,30 presso la ex-chiesa di San Giuseppe

FORUM PUBBLICO su

DEMOCRAZIA AL VOTO

I giornalisti Maurizio Angelillo di Telenorba, Antonio Galizia de La Gazzetta del Mezzogiorno, Sabino De Nigris de L’Informatore, Luigi Ramunni de Il Levante, Anna Totaro de Il Galiota

interrogheranno

GIANVITO MASTROLEO e ROBERTO VILLETTI capolista alla Camera per il Partito Socialista

sul tema della rappresentatività democratica e l’esercizio del voto.

Contro la violenza e per la democrazia

In Cina, un Paese a forte tendenza autoritaria e repressiva, che tuttavia s’avvia verso un primato mondiale di sviluppo economico senza precedenti, si assiste ad una delle più brutali repressioni con la quale si apre questo nuovo secolo.
Monaci inermi, armati solo delle loro idee e della fede incrollabile nella libertà del popolo tibetano, sono brutalmente aggrediti.
Finanche nel giorno nel quale la fiaccola della fratellanza fra i popoli di tutta la terra intraprende il suo percorso di pace e di libertà la Cina si manifesta con il volto della repressione liberticida.
I Socialisti nel corso della loro lunga storia hanno subìto la repressione e combattuto la violenza e comunque si siano manifestate: sono, perciò, oggi a fianco dei monaci tibetani e del popolo pacifico di quella terra lontana, come ieri furono a fianco degli insorti del Cile, dell’Ungheria, della Cecoslovacchia, come sono stati sempre a fianco del popolo palestinese, sempre e comunque delle popolazioni oppresse, impedite d’esercitare i fondamentali diritti di libertà.
Se non stupisce che il Partito del Cavaliere e dei suoi accoliti che è riuscito a reclutare chi tuttora di dichiara nostalgico del fascismo, non abbia detto una sola parola sorprende, invece, che dal Partito Democratico e dal suo leader in giro per l’Italia, impegnato a promettere tutto e a tutti, non si sia levata alta e forte la voce di protesta, forse di minaccia per i giochi olimpici, come forse sarebbe opportuno e come ha invece fatto il presidente Sarkozy: un uomo di destra, a capo di una Nazione che al di sopra delle sue divisioni ha sempre saputo opporre la tolleranza e la difesa dei diritti individuali, anche di uomini che sono stati perseguitati per ragioni politiche.
Non sarà male se in questa campagna elettorale, accanto a quelli più propriamente nazionali e della politica cittadina, si riuscirà a dedicare attenzione al grande tema delle libertà ad ogni latitudine della terra ed a combattere l’idea che la violenza possa essere usato come strumento di lotta politica.
Con la quale la nostra città, storicamente, ha avuto tristemente a che fare.
Sarebbe un bel contributo al “sogno” che anche dalle nostre parti si possono superare le divisioni.

Gianvito Mastroleo

Progetto socialista per il futuro di una città possibile, unita e rigenerata nella politica

logo partito

Il Candidato Sindaco AVV. GIANVITO MASTROLEO e il PARTITO SOCIALISTA

che lo ha designato sottopongono all’attenzione degli Elettori un

PROGETTO DI IDEE

elaborato collettivamente e condiviso ed intorno al quale chiedono il pensiero di quanti più cittadini possibile per costruire un

PROGRAMMA AMMINISTRATIVO
per CONVERSANO POSSIBILE, UNITA E RIGENERATA NELLA POLITICA

Il progetto vuole combinare memoria e innovazione, tradizione, modernità e futuro per lo sviluppo economico e la rivitalizzazione sociale della nostra città.
Anche nelle difficoltà che attraversa la Città è doveroso traguardare un orizzonte più lontano e darsi un SOGNO, “…..il sogno che un giorno ogni valle sia colmata, ogni monte o colle siano abbassati, i luoghi tortuosi vengano resi piani e i luoghi curvi raddrizzati, che tutti gli uomini siano uguali. “

1. I principi

Il programma adotta il preambolo dei valori approvato dai socialisti e le socialiste di Conversano, che viene assunto come punto di riferimento irrinunciabile per l’azione politico amministrativa, sia individuale che collettiva.
I suoi punti essenziali sono:
- Rafforzamento della democrazia rappresentativa e credibilità delle istituzioni democratiche; partecipazione attiva dei cittadini per una società fondata sulla libertà, sull’uguaglianza, sulla solidarietà; superamento di ogni forma di personalizzazione della politica;
- modernizzazione della società e rinnovamento delle istituzioni contro ogni forma di corporativismo e di conservazione;
- profonda trasformazione delle istituzioni democratiche anche locali, contro ogni forma di clientelismo e assistenzialismo, per una Pubblica amministrazione locale più efficiente, trasparente, meno costosa e che al di sopra di tutto sappia anteporre – sempre e comunque – l’interesse generale;
- difesa della laicità e delle libertà nelle responsabilità collettive e individuali, contro ogni invadenza delle religioni, delle ideologie, delle burocrazie affinché sia garantita la convivenza di culture diverse e a ciascuno il proprio diritto in relazione solo al merito;
- difesa del lavoro, secondo i principi della flessibilità e della massima sicurezza, come espressione più alta del rispetto della persona umana, e per la realizzazione del massimo livello di giustizia sociale;
- tutela dei diritti e libertà conquistate da uomini e donne, contro ogni forma di discriminazione anche nella diversità degli orientamenti affettivi;
- lotta radicale e senza appello ad ogni forma di trasformismo e di personalismo, vero cancro della democrazia contemporanea;
- fedeltà ai valori tradizionali del Socialismo democratico nazionale ed europeo non prescindendo dalle istanze del mondo globalizzato.

E’ questo l’ethos cui si ispirano il Candidato Sindaco ed il suo Partito
Con il rispetto del preambolo si restituisce alla Politica la dignità e funzione propria di cui la città avverte forte bisogno.
La Politica come esercizio di valori alti, luogo di elaborazione di idee e di partecipazione attiva per una amministrazione che voglia governare per programmi e per l’interesse generale.
Se questi principi ispireranno la Politica ogni forma di trasformismo, esecrabile di per sé e finalizzato alla ricerca o alla mera gestione del potere, diviene ingiustificabile. Esso comunque va combattuto con strumenti idonei.
A tal fine si rende necessario dare forza e applicazione al Regolamento del Consiglio comunale per impedire i passaggi dal gruppo consiliare di originaria appartenenza, se privi di motivata e preventivamente partecipata ragione politica.
Rispettando questi valori si riannodano fili recisi tra Politica e generazioni: vecchie ma soprattutto nuove generazioni.

2. La Città

Prioritariamente occorre dedicare attenzione allo stato della Città, al suo grado di aggregazione ed alle cause delle separatezze della Città:
- l’aggregazione sociale e la capacità di rispondere alla complessità sociale, in una logica di emancipazione e di inclusione, fra settori economici, strati sociali e generazioni, abbandonando la cultura dell’altrui delegittimazione;
- la separazione fisica attraverso la linea ferrata che la taglia pressoché nel mezzo, un fattore di disuguaglianza che incide sulle direttrici del suo sviluppo territoriale e dunque sociale.
Sarebbe utile promuovere una ricerca che con rigore scientifico individui strumenti e metodi per la riaggregazione sociale, con l’obbiettivo strategico
a) dell’abbattimento di ogni forma di barriera, primo fra tutti lo spostamento della linea ferroviaria;
b) della rivalutazione ed integrazione urbanistica dei quartieri periferici, con la programmazione dello sviluppo edilizio e potenziamento dei servizi dedicata alla frazione di Triggianello
c) di ridisegnare lo sviluppo sia edilizio che produttivo della Città ispirato alla regola dell’uguaglianza anche fra i possibili fruitori di rendita fondiaria.

3. Il Comune

- E’ la prima frontiera dove il cittadino esprime la sua libertà, cerca di realizzare l’individuale e universale aspirazione all’uguaglianza, rivendica i propri diritti e manifesta le proprie aspirazioni di vita ed affettive e dove tutto ciò deve essere assecondato senza pregiudizi di età, di genere o di sesso, peggio di razza.
- favorisce ogni forma di aggregazione di cittadini a prescindere dagli orientamenti politici, religiosi o culturali, la presenza nel proprio territorio di cittadini del mondo, occupandosi del loro insediamento sociale e tutela il diritto di ciascuno ad una vita dignitosa.
- rivolge particolare attenzione all’infanzia e alle donne, consapevole del ruolo che alle stesse deve essere riconosciuto nella società, ma anche della loro condizione di sfavore, sia per la mancata effettiva parità che per essere esse stesse oggetto di violenza. Nel terzo millennio, malgrado le dichiarazioni di principio, le donne vivono ancora situazioni di ineguaglianza. Il miglioramento del loro status è dunque un fattore di sviluppo, sicché diventa opportuno valutare le concrete possibilità di istituire nella finanza comunale una sezione dedicata al “bilancio di genere”;
- favorisce l’elevazione culturale dei propri cittadini, consapevole che solo attraverso di essa si realizza una comunità socialmente ed economicamente più evoluta. In questa prospettiva l’istituzione scolastica, pur nell’autonomia delle singole agenzie, è il principale alleato dell’amministrazione nell’elaborazione di programmi di formazione collettiva, in particolare dei giovani; va incoraggiata la pratica della scuola aperta, luogo di incontro per coltivare l’associazionismo l’uso del tempo libero con laboratori e di sperimentazione delle aspirazioni artistiche di ognuno;
- rivolge le sue attenzioni ai problemi dei lavori, partecipando all’individuazione di strumenti di difesa contro la rassegnazione alla precarietà, nonché ai bisogni derivanti da antiche ma anche nuove povertà, la risposta alle quali più che in termini di sussidio individuale va proposta in termini strutturali e collettivi e di incentivazione degli strumenti di controllo preventivo delle illegalità e di ogni forma di sfruttamento.

Le decisioni amministrative devono essere frutto d’elaborazione e discussione collettiva.
Il candidato Sindaco è stato impegnato:
- alla consultazione permanente con le forze politiche e le organizzazioni collettive per rendere effettiva la partecipazione riconoscendo piena legittimazione ad ognuno;
- ad assicurare ruolo politico alla Giunta comunale e agli Assessori, non tanto in funzione dell’appartenenza partitica o organizzativa di ciascuno, quanto per assicurare efficace attuazione alla governance condivisa;
- ad attivare immediatamente gli organi di partecipazione previsti dallo Statuto Comunale nonché quelli di controllo, per i quali ultimo occorre tenere conto solo della professionalità dei candidati;
- ad istituire la figura del Difensore civico, per offrire al cittadino la sede naturale di tutela dei diritti individuali di residenti e immigrati;
- incoraggiare e sostenere ogni forma di esercizio alla democrazia rappresentativa dei giovani, a partire dal Consiglio Comunale dei ragazzi;
- ad applicare ovunque possibile ma in particolare nei servizi individuali alla persona, il principio costituzionale della sussidiarietà nelle funzioni di governo
- effettuare un censimento degli immigrati, agevolando forme di aggregazione, di organizzazione e di rappresentatività.

L’attuazione dei principi enunciati è strettamente legata alla struttura burocratica comunale efficiente e quindi efficace.

I primi trenta giorni di vita dell’Amministrazione saranno dedicati all’analisi della “macchina comune” e all’individuazione degli strumenti d’innovazione, nel rispetto dei contratti di lavoro, sentite le opinioni delle organizzazioni sindacali, ma esercitando il diritto-dovere di decidere prescindendo dalle aspettative dei singoli. Adeguamento, meglio innovazione con l’ausilio delle più avanzate tecnologie e nuove professionalità, delle strutture amministrative; piani di formazione e riqualificazione, collettiva e individuale, degli operatori anche con risorse proprie del Comune sono i rimedi che si ravvisano da una prima analisi.
Gli operatori comunali vanno riportati all’orgoglio di servire la città che oggi è anche loro e domani sarà dei loro figli.

Va effettuato con priorità l’approfondimento dello stato generale del Comune per evitare improvvisati interventi solo settoriali, ma si individua sin d’ora la priorità assoluta per temi di vera emergenza:
- la finanza comunale;
- la vigilanza urbana, presidio più avanzato per una città il cui corpo sociale voglia rispettare leggi e regolamenti, realizzare sicurezza, vivere nell’ordine pubblico.

* Il Comune deve avere certezza della propria condizione economica e finanziaria perché possa programmare l’uso delle risorse. Va accertata e messa in assoluta chiarezza la condizione debitoria del Comune, individuando punti di crisi e responsabilità pregresse: per impedire che i primi possano riprodursi più che per perseguire le altre.
Fra i primi atti si rende necessario istituire un gruppo di lavoro tecnico-politico perchè rediga un rapporto da sottoporre alla collettività e al Consiglio comunale non oltre sessanta giorni dopo l’insediamento.
Ciò perché le prerogative della fiscalità comunale, nel regime di finanza trasferita sempre più ridotta, siano esercitate attraverso la responsabilità del pagare il giusto e del pagare tutti per pagare meno, una volta accertati effettivi bisogni di finanza per interventi di interesse collettivo e reali disponibilità.
A tal fine occorre introdurre due novità:
* Il bilancio partecipato, il metodo per assicurare voce a coloro che sono cointeressati alle politiche del Comune attraverso le forme della consultazione preventiva e non solo formale dei cittadini.
* L’analisi di genere del bilancio perchè le politiche economiche e di bilancio siano meno neutrali e quindi perché le scelte influiscano indifferentemente sugli uomini e sulle donne.
* Il Comune deve adottare il metodo della consultazione permanente attraverso un tavolo permanente di confronto istituzionalizzato con organizzazioni produttive e del mondo del lavoro, e deve considerare il privato interlocutore legittimo e risorsa sicura per realizzare intese di grande rilevanza per la vita della Città, ma anche per evitare le sterile rincorsa alla tutela dei minicompromessi e alla difesa di vecchi e nuovi particolarismi.
Il mondo produttivo può concorrere alla realizzazione di programmi di intervento pubblico attraverso lo strumento del projet financing, riservando al Comune il più rigoroso controllo delle prestazioni offerte.

4. Le priorità

Ogni programma, per essere serio e credibile, deve tenere conto della realizzabilità con riferimento alla disponibilità delle risorse.
E fintanto che ciascuno non sia messo nelle condizioni di conoscere l’effettivo stato di salute della finanza comunale nessuna scelta di programma potrà essere fatta con la certezza della realizzabilità.

E tuttavia il progetto dei socialisti si limita ad indicare alcune priorità.

Va premesso che il Comune singolo si muove in un orizzonte ben più circoscritto rispetto ai risultati raggiungibili attraverso programmi inter o sovra-comunali; occorre pertanto far ricorso ad idonee professionalità per:
- partecipare in partnership a programmi e progetti che consentano di accedere ai finanziamenti regionali, nazionali, europei;
- promuovere linee di sviluppo generale o settoriale attraverso forme di pianificazione strategica.

* Una politica di salvezza del Welfare e di razionalizzazione di risorse volte a garantire diritti piuttosto che assicurare risposte residuali per portatori di handicap, disadattati e anziani, operando in stretto collegamento con gli altri livelli di governo, in particolare la Regione.
La Città avrebbe bisogno di con centro per il volontariato sociale la cui sede fisica potrebbe essere individuata nel complesso dell’ex GIL.

* Il problema della casa, non può essere affidato solo all’iniziativa privata ed alle logiche del mercato, interessato a generare solo alto costo degli affitti. Previo censimento della residenzialità pubblica occorre dar vita alla politica di offerta mediante iniziative per inserire la Città nei programmi e nei finanziamenti pubblici di edilizia economica e popolare.

* La mobilità delle persone e delle merci, attiene alla difesa della qualità della vita nella città e va affrontata con un Piano di logistica integrata urbana.
La Città va incoraggiata, i giovani in particolare educati alla riduzione dell’uso dell’automobile, con limitazioni in zone particolari del territorio e attivazione di un apposito piano di aree di parcheggio a pagamento automatizzato.
Il traffico veicolare sopratutto pesante va alleggerito pensando ad una nuova arteria esterna e ad idonee aree esterne destinate a parcheggi, per la cui realizzazione non va escluso il ricorso a capitali privati.

* Le politiche culturali rappresentano per un Città che si definisce Città d’arte, un punto essenziale. Al Comune spetta il compito di elevare anche attraverso la cultura la qualità della vita dei cittadini, mettendoli in relazione fra loro, unificando i diversi luoghi e le diverse esperienze del territorio, assicurando una diversa e più elevata qualità del consumo culturale di massa.
Ai giovani ed alle donne vanno assicurati strumenti, spazi, laboratori e luoghi di aggregazione utili a sperimentare nuove forme di espressione artistica-culturale e di lavoro ma anche di confronto e di approfondimento: il Castello, il complesso conventuale San Benedetto – S. Chiara, l’ex convento dei Cappuccini, ma anche l’anfiteatro della Villa Belvedere ed il Largo Falconieri debbono essere pensati e organizzati in funzione della riaggregazione della città e superamento delle separatezze.
La politica degli eventi di massa va ripensata attraverso la consultazione, se non del coinvolgimento nell’operatività delle associazioni giovanili.
La Cultura, per una città come Conversano ricca di chiese, monumenti e di “contenitori”, rappresenta l’orizzonte dal quale partire per progettare lo sviluppo economico e l’espansione della base sociale. Con la riduzione delle risorse pubbliche trasferite occorre attrezzarsi per convogliare verso le politiche culturali altre fonti finanziarie, non escludendo forme di coinvolgimento dei privati per iniziative di elevata qualità e capaci di fare sistema, valorizzando sinergie con i centri della città (fondazioni, associazioni, archivi) che si occupano di ricerca culturale con forte legame con il territorio e che considerino con particolare attenzione gli aspetti legati all’innovazione ed alla ricerca.
Investire nella cultura significa creare progresso civile, benessere economico, favorire ordine e sicurezza collettiva.

* Pianificazione, difesa e tutela del territorio, per la quale l’idea ormai obsoleta del Piano regolatore generale va aggiornata con la strumentazione della più recente legislazione; ma occorre far ricorso alle più recenti innovazione legislative e scientifiche ed alla prerogative del Sindaco anche in funzione della diffusione di una vera e propria cultura del territorio come bene collettivo primario da preservare per le presenti ma soprattutto per le future generazioni, abbandonando per sempre quella del territorio mera rendita fondiaria.

* Programma di diffusione, di educazione e di tutoraggio all’uso delle tecnologie innovative, a partire da internet attraverso una vera e propria piazza informatica giovani, anziani, per settori meno avvantaggiati dell’economia cittadina, a partire dall’agricoltura.

* Le politiche per attrarre turismo, attraverso la valorizzazione del ricco patrimonio monumentale e culturale della città, che va messo in rete onde offrire al visitatore un “pacchetto” integrato (aree archeologiche, riserve e gravine, laghi, monumenti, i musei delittuosamente chiusi) che possa impegnare possibilmente per più giorni il visitatore.
Al turismo andrebbe riservato un assessorato con specifiche competenze giacchè turismo, sport e cultura, anche se sinergici, non sono identificabili: vi è una trasversalità tra turismo e settori dell’economia e del sociale che deve concretizzarsi in una specifica attenzione al turismo da parte degli organi pubblici, sapendo che le prospettive di sviluppo del settore non dipendono da vere e conclamate vocazioni ma dal lavoro e dall’impegno dell’intera comunità ospitante e dai pubblici poteri che dedicano attenzione al settore, come in genere a quello dell’economia; ma con l’avvertenza che i residenti sono costretti ad accettare qualsiasi politica, brutta o buona che sia, ma il turista se non la ritiene giusta si limita a non venire e a recarsi altrove.
I gemellaggi che la città ha deliberato non debbono restare sulla carta, né possono essere solo occasione di turismo istituzionale. Occorre attivare quanto prima i relativi protocolli anche al fine di provocare scambi di visite di operatori economici e culturali, di cittadini, di scolaresche.

* Ai fini dello sviluppo economico la città ha definito la sua vocazione in direzione dell’agroalimentare e delle piccole aziende manifatturiere.
Gli operatori vanno ascoltati per decidere assieme se
- avviare un piano di sviluppo e di dotazione infrastrutturale delle aree industriali e artigianali provvedendo altresì alla realizzazione di servizi pubblici e tecnologici collettivamente fruibili;
- procedere agli ampliamenti delle zone industriali, artigianali, commerciali
- realizzare il massimo snellimento delle procedure per nuovi insediamenti, riducendo possibilmente ad una sola la domanda, con ampio ricorso all’autocertificazione per le autorizzazioni.

* Va dedicata particolare e consapevole attenzione alle politiche ambientali, di là da ogni forma di demagogico populismo, in stretto collegamento con politiche regionali purchè condivise; una politica specifica di tutela e recupero del centro storico, con la predisposizione di un piano per la creazione di un sistema di parcheggi esterni alla città storica o anche interrati ma assicurando comode modalità di accesso e di fruizione per portatori di handicap e cittadini residenti, alla delocalizzazione e centralizzazione generalizzata nella Città delle antenne che ne deturpano i profili.

* Lo sport ed i tempo libero necessitano di infrastrutture che siano in grado di portare a livelli di eccellenza e di attrazione le attività anche in funzione formativa delle giovani generazioni attraverso la migliore utilizzazione delle risorse umane disponibili, avviando rapporti con il CONI volti a dotare la Città di un centro di formazione per atleti in alcune discipline nelle quali la Città sia maggiormente distinta, a partire dalla pallamano.

* La città di Conversano, per storia e tradizione, per dislocazione territoriale non può essere esclusa o de-classificata nel sistema sanitario ed assistenziale regionale: occorre battersi perchè le scelte che si adotteranno in sede regionale siano pienamente condivise da una città che ha già saputo dimostrare alto senso di responsabilità rispetto a vecchi, ma anche nuovi colpi di mano.
Su un tema cui la città è particolarmente sensibile, occorre massima consapevolezza istituzionale e democratica da parte di tutti, governanti e governati: l’appello alla rinuncia al campanilismo non può essere rivolto solo a Conversano né consentire che altri lo possano esercitare ed in maniera del tutto inappropriato, come è accaduto con il Piano Fitto, e come rischia di accadere per il presente.

Le priorità innanzi proposte comportano solo in parte investimenti di finanza comunale, ma presuppongono innanzitutto capacità di indirizzo politico ma soprattutto quel serio impegno di applicazione anche quotidiana: il che riporta al punto di partenza, una rinnovata visione della politica e dell’impegno personale di chi intende dedicarsi.

Conclusione
I Socialisti chiedono il contributo di tutti cittadini per la definitiva stesura del loro programma.
Ma a conclusione di questa prima esposizione il Candidato Sindaco ritiene di evocare e fare proprio l’insegnamento della migliore cultura Democratica:
“…..nelle circostanze difficili non chiedere allo Stato quello che lo Stato può fare per te, ma chiediti quello che tu puoi fare per lo Stato…”.

Conversano 23 marzo ’08

La Segreteria del Partito Socialista Gianvito Mastroleo

Napolitano: il voto inutile non esiste

Giorgio Napolitano Il voto non e’ mai inutile”. È stato il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano a smascherare finalmente il tormentone messo in atto da Pd e Pdl in questa campagna elettorale con l’unico scopo di eliminare dallo scenario politico gli altri partiti. Il voto, sottolinea Napolitano, ognuno lo da’ “secondo il suo giudizio a chi gli è più vicino, affine, o a chi è più importante al fine del rinnovamento della politica. Sentiamo però – ha aggiunto il capo dello Stato – che nei confronti della politica, c’e’ una difficoltà di comprensione, un distacco e anche un elemento di pregiudizio abbondantemente inoculato da cose che si leggono qua e là. Bisogna reagire a questi fenomeni che un tempo si sarebbero chiamati di qualunquismo”.
“Sposiamo parola per parola le parole del Capo dello Stato”. Commenta Enrico Boselli “Non solo quelle sul cosiddetto voto inutile, e che tanto sembrano piacere anche ai grandi giornali come il Corriere della Sera – continua Boselli – ma soprattutto quelle contro il qualunquismo che colpisce in primo luogo la democrazia parlamentare. Anche Veltroni ieri, pur di accaparrarsi qualche voto, ha scelto di lisciare il pelo alla piazza cavalcando il tema dei costi della politica come se il problema degli sprechi di Stato si risolvesse tagliando lo stipendio e il numero dei parlamentari. Di questo passo, visto che la legge elettorale dà ai segretari di partito il privilegio di compilare le liste elettorali – conclude ironicamente il leader socialista – si potrebbe ridurre il Parlamento a soli due leader, quello della maggioranza e dell’opposizione, con il risparmio pressocchè totale di tutti i costi della democrazia”.
“Dobbiamo essere grati al Presidente Giorgio Napolitano, le sue parole – ha aggiunto Valdo Spini- di principi costituzionali limpidi e inequivocabili. Chi deve dichiarare se il voto è utile o meno non è chi aspira a riceverlo bensì il cittadino elettore che deve darlo con coscienza e consapevolezza. Le dichiarazioni di Napolitano fanno giustizia del tentativo di strangolare quelle forze politiche che non accettano di omogeneizzarsi a partiti unici dichiarati tali non per effetto di processi politici ma unicamente per volontà di togliere spazio e capacità di espressione agli altri”.
Sull’argomento è intervenuto anche Gavino Angius ai microfoni del Gr Rai. “Votare ha significa operare delle scelte anche per il proprio futuro, e questa è una libertà che vale per tutti a prescindere dal partito che si sceglie. E’ un grande valore della Democrazia.”

Prima di cosa fare, come.

Accolgo con interesse i primi commenti alla mia candidatura ed all’impegno del Partito Socialista, soprattutto perché giungono dai giovani.
Ai quali, da parte mia che giovane non sono, vorrei rivolgere l’affettuoso appello a prendere confidenza con la politica e con i suoi mezzi di comunicazione, anche con quelli tradizionali.
La politica è fatta inanzitutto di passione e la passione si esercita non solo ribellandosi a qualcosa: ribellarsi certamente giova, ma non basta.
E’ la sintesi del bilancio sul piano storico in queste settimane, a quarant’anni da quello strepitoso evento che fu il ’68, quando ci fu forse un eccesso di ribellione ma non grande abbondanza di proposte.
Che è quello di cui oggi il paese ha bisogno.
Vorrei dire anche ai giovani che sono nelle liste, in quella del mio partito ma anche a quelli di tutte le liste: salite sul palco e dite la vostra, non abbiate paura, per dirla con papa Woityla.
Hanno cominciato salendo su un banchetto e parlando prima a pochi poi alle folle grandi leader che stanno cambiano il mondo: David Cameron, il giovanissimo leader dei conservatori inglesi, e Barak Obhama i leader di colore con la sua marcia entusiasmante verso la nomination del Partito democratico americano.
Entrambi sono nati alla fine degli anni anni sessanta!
Tocca ai giovani, dunque, elaborare e sottoporre alla discussione le loro idee.
Cominciando anche dalle cose solo apparentemente piccole, quelle cioè che interessano la nostra Città.
Da oggi è sul sito del P.S. e del suo candidato Sindaco un documento che volutamente è stato definito progetto di idee e non programma, perché intorno ad esse si vuole innanzituto aprire un confronto pubblico con tutti i cittadini.
Il programma verrà dopo: quando i cittadini avranno detto la loro.
Il progetto di idee di fonda su un sogno: unire la città.
Invito i giovani a leggerlo e ad esprire le loro opinioni, con lo stesso spirito di un simbolo della bit generetion che cantò e scrise:
…………se aspiri ad un desiderio è perché vedi una stella cadere; se vedi una stella cadere è perché stai guardando il cielo; se stai guardando il cielo è perché ancora credi in qualcosa …….
Ecco il sogno nel quale credo e vorrei coinvolgere tutti, in particolare i giovani: che l’impegno per unire la città è ancora possibile e vale la pena crederci.

Gianvito Mastroleo